Ore di video: 12 h

Le espressioni non ordinarie della coscienza: tra scienza e pregiudizio

Prof. Enrico Facco - Specialista in Anestesiologia e Rianimazione e in Neurologia, Senior Professor presso l’Università degli Studi di Padova. Esperto in terapia del dolore, agopuntura e ipnosi clinica.

Verso il 2° Convegno Nazionale sul Mistero della Coscienza: Coscienza, genio e follia

Avete sentito di quell’uomo folle che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: Cerco Dio! Cerco Dio!»? [...] L’uomo folle balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: «Dove se n’è andato Dio?» gridò «ve lo voglio dire! L’abbiamo ucciso - voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! [...] Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini?

Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino a oggi si è dissanguato sotto i nostri coltelli - chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo lavarci?» E' difficile ascoltare ancora oggi, forse soprattutto oggi senza emozionarsi queste parole piene di angoscia lanciate da una delle coscienze più profonde e tormentate della storia umana, appena prima di scendere e sprofondare nel Maelström della follia.

 

Slide scaricabili

Abstract

Le espressioni non ordinarie della coscienza, o espressioni non ordinarie della mente (NOME), sono un argomento interdisciplinare di grande complessità e dotato di profonde implicazioni epistemologiche. Le esperienze inspiegabili e gli incontri con lo “Sconosciuto” hanno infatti affascinato filosofi, artisti, scienziati e i popoli fin dalla preistoria in tutte le culture con profondi effetti sulla Weltanschauung (visione del mondo) e la spiritualità dell’intera umanità.

Nel Rinascimento il pensiero filosofico europeo si articolava tra la dominante visione cristiana e altre correnti di pensiero (come ad es. il neoplatonismo e l’alchimia) nel tentativo di ampliare la visione del mondo oltre i limiti della dottrina della Chiesa. In questo straordinario clima culturale è emersa la visione rinascimentale dell’eroe, della più elevata auto-realizzazione dell’uomo attivo che con la volontà e l’intelletto può divorare la sua natura bestiale. Tra gli uomini di scienza Keplero redigeva oroscopi, mentre Newton si dedicò per circa 25 anni allo studio dell’alchimia, ritenendo parziale la spiegazione meccanicista cartesiana del mondo. Gerardus Dorneus, grande alchimista del XVI secolo sosteneva l’importanza dello studio della mente e la necessità di superare le scissioni e le dualità apparenti prodotte dalla metafisica dominante.

Nel XVII secolo le nuove scienze sono nate come prodotto di compromesso politico con la Chiesa, che reclamava la competenza esclusiva sull’anima (coscienza). Il dualismo radicale di Cartesio è stato dunque un espediente metafisico strumentale a questo compromesso, ma il suo fondamento è quanto meno discutibile: infatti anima e corpo sono inscindibilmente unite in vivo e non possono essere ridotte a una mera questione astratta di contraddizione logica decisa a priori. Il pensiero scientifico post-cartesiano, costitutivamente limitato alla sola res extensa, è sfociato poi nel positivismo e nel monismo materialista; la coscienza, della quale solo i fisici quantistici si sono occupati seriamente nel XX secolo, è stata negata a priori dal materialismo perché apparentemente incompatibile con gli assiomi da esso adottati.

L’approccio positivista-materialista dominante in medicina ha finito per riunire sotto lo stesso concetto di stato alterato della coscienza (ASC) sia le sue manifestazioni patologiche sia quelle fisiologiche e cognitivamente valide (come ipnosi e meditazione) insinuandovi implicitamente un’aura di anormalità, di un minus rispetto alla coscienza ordinaria. Il concetto di NOME è stato recentemente introdotto per superare il concetto di ASC e definire le espressioni non ordinarie ma fisiologiche della coscienza evidenziando la natura epistemologica del problema, ossia la loro deviazione dalla Weltanschauung adottata.

Il problema era stato già definito in modo emblematico da William James all’inizio del secolo scorso: “La nostra coscienza ordinaria non è altro che un tipo particolare di coscienza… mentre tutto ciò che la riguarda comprende forme potenziali di coscienza interamente differenti… Nessun resoconto dell’universo nella sua totalità può essere definitivo se non considera queste altre forme di coscienza”.

La fenomenologia delle NOME costituisce dunque una sfida al paradigma attualmente dominante nelle neuro-scienze; essa ripropone l’enigma irrisolto della relazione mente-cervello-corpo-realtà e il problema della conoscenza, nella dialettica credenza-verità e realtà-illusione.

Utilizziamo i cookie

Questo sito utilizza i cookie. Continuando ad utilizzare questo sito web, aderisci al loro utilizzo. Per saperne di più leggi la nostra privacy policy