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La scala tra Terra e Cielo: i livelli dell’essere e della coscienza nell’antropologia e nella storia delle religioni

Prof. Guidalberto Bormolini - Monaco e sacerdote in una comunità di meditazione cristiana; laureato alla Pontificia Università Gregoriana e specializzato in Antropologia Teologica. Docente al Master “Death Studies & the End of Life” dell’Università di Padova.

 

Abstract

Il problema della coscienza è un problema complesso, il termine stesso è adoperato con significati differenti in molti contesti, da quello etico (Obiezione di coscienza, il primato della coscienza…) a quello psicologico fino ad aspetti più fisici, neurologici. Ma in realtà la riflessione sulla coscienze posta sin dai tempi più antichi e principalmente nell’ambito della spiritualità.

Nell’antropologia e nella storia delle religioni si trova un concetto abbastanza universale: l’essere ha tanti livelli ed occorre la pratica della “vita interiore” per coglierne man mano la realtà più profonda. Alla vita interiore si è introdotti con la preghiera, i metodi meditativi e le pratiche di interiorizzazione, e solo così la vera realtà di sé stessi e del mondo inizia ad essere percepibile senza farsi ingannare dalle apparenze.

La realtà della coscienza è unitaria, ma si differenzia in vari e distinti livelli sia a livello antropologico che cosmologico. Le modalità con cui le tradizioni arcaiche rappresentano tale visione sono lievemente differenti a seconda delle culture e delle aree geografiche, ma accomunate da una stessa idea: la realtà della coscienza non è immediatamente visibile, c’è un oltre, una profondità dell’essere che va scoperta. Anche il cristianesimo riconosce questa sapienza, ma ritiene che l’incontro pieno con la Coscienza sia dono di Grazia ed incontro con una Persona divina.

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