Ore di video: 12 h

Dal Big-Bang alla Coscienza?

Evento in modalità webinar del 13-14 febbraio 2021

Organizzato da: Istituto di Medicina Naturale - Urbino

Rivolto principalmente a: medici, biologi, psicologi, fisici, filosofi; ricercatori, farmacisti, insegnanti, educatori, naturopati, osteopati, operatori sanitari, insegnati di Yoga e operatori del benessere.

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Contenuti del convegno:

INTRODUZIONE

1^ PARTE - La Coscienza: dalla Teologia alle Neuroscienze

2^ PARTE - La Coscienza: dalle Neuroscienze alla Teologia


Apertura convegno e saluti inziali


Introduzione al Convegno: TzimTzum and / or Big Bang, this is the question

Prof. Ernesto Burgio - Medico Pediatra, esperto di epigenetica e biologia molecolare. Membro di importanti istituti e società scientifiche, tra cui: ECERI - Istituto Europeo di Ricerca su Cancro e Ambiente (Bruxelles); ARTAC - Associazione di Ricerca per Terapie Anticancro (Parigi).

 

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Abstract

TZIMTZUM (o tzim tzum) è un'antica parola ebraica צצמ†ו)ם†) che significa letteralmente "ritrazione" o "contrazione" ed è utilizzata originariamente dai cabalisti in riferimento all'idea di una "autolimitazione" di Dio che si "ritrae" nell'atto della creazione del mondo. Il termine è specialmente usato negli insegnamenti della Cabala lurianica per spiegare la dottrina di Dio che iniziò il processo della Creazione "contraendo" la sua Luce infinita per permettere che si producesse uno SPAZIO CONCETTUALE dove reami finiti e apparentemente indipendenti potessero esistere.

Il BIG BANG è un modello cosmologico basato sull'idea che l’Universo iniziò a espandersi a velocità elevatissima in un tempo finito nel passato a partire da una condizione di curvatura, temperatura e densità estreme. Ma procedendo idealmente a ritroso nel tempo, in un processo inverso all'espansione, densità e temperatura aumentano fino a un ISTANTE IN CUI QUESTI VALORI TENDONO ALL'INFINITO E IL VOLUME TENDE A ZERO, E LE ATTUALI TEORIE FISICHE NON SONO PIÙ APPLICABILI (SINGOLARITÀ). In entrambi i modelli il MISTERO rimane, inattingibile alla mente dell’uomo, alle soglie dello SPAZIO-TEMPO.


Filosofie tradizionali e coscienza: sulle spalle dei giganti

Prof. Fabrizio Bartoli - Fisico, studi filosofici e sapienziali, occidentali ed orientali, su Vedanta, Taoismo, Platonismo, Cristianesimo gnostico, Tradizioni Esoteriche, fisica e biologia quantistica, epigenetica, noetica.

 

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Abstract

Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo nani sulle spalle di Giganti, così possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della nostra vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei Giganti”. Siamo quindi “nani”, ma se riusciamo a salire sulle spalle dei Giganti che ci hanno preceduto, cioè avvalerci dei loro insegnamenti, potremo allargare la nostra visione e vedere più lontano e quindi operare le giuste scelte.

Ho sempre ritenuto che, quando si affrontano tematiche “importanti” che investono problematiche “universali”, come quella della COSCIENZA, è opportuno riferirsi ad insegnamenti Tradizionali, cioè portare in evidenza qualcosa di già detto dai GIGANTI che ci hanno preceduto, tenendo conto, nei commenti e nelle riflessioni, del linguaggio e delle abitudini espressive del momento.

Sappiamo che la parola “Tradizione” deriva da “tra-duco”, condurre attraverso una Tradizione-insegnamento che si trasmette dalla notte dai tempi. Si tratta quindi di riferirsi a quelle Tradizioni, a volte indicate con il nome di “FILOSOFIA PERENNIS”, il cui concetto poi chiarirò brevemente. Lo spirito è quello ricordato da Bernardo di Chartres e poi da Isaac Newton quando hanno affermato in una lettera al suo amico Hooke (1676): Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di Giganti”.

Che cos’è la Coscienza alla luce delle Filosofie Tradizionali e della Metafisica o “Filosofia perenne”? Che cosa s’intende per Filosofie Tradizionali?

La Metafisica è da intendersi come Filosofia Tradizionale, è stata definita da Andronico (I sec. d.C.) designando i libri di Aristotele “successivi a quelli di fisica”, posti cioè al di là della fisica (metà tà physikà), è anche definita dallo stesso Aristotele la “filosofia prima”, ed è “prima” perché tratta dei principi da cui tutte le altre scienze discendono. Nell’opera di Aristotele, “la Metafisica”, la “filosofia prima” viene vista come la scienza dell’essere più alto e perfetto, dal quale tutti gli altri esseri dipendono e si collega con la concezione di una scienza che studia i caratteri fondamentali dell’essere in quanto essere (ontologia). …

Questa Filosofia Prima, Pura, è quella che può essere definita Tradizionale, Filosofia dell’Essere, e non ha niente a che fare con la comune filosofia moderna, che nasce dalla concettualizzazione individuale. Essa non ha paternità umana perché rappresenta quella Philosophia perennis che riceve ispirazione dagli stessi Principio Universali.

Che cos’è la Coscienza?

La Coscienza al suo stato “puro”, se la interpretiamo secondo le Filosofie Tradizionali, può essere concepita come uno stato di Consapevolezza che non cambia, priva di condizionamenti.

Spesso gli occidentali non riescono a comprendersi come Coscienza, perché sono soggetti alla particolare forma culturale in cui vivono. La letteratura occidentale poi considera l’uomo come un “io” che si determina in un mondo di fenomeni, ma non lo presenta mai come Coscienza o Consapevolezza inalterata.

La Tradizione occidentale ha definito l’Ente soprattutto in termini di attributi come quelli di volontà, intelligenza, attività, potenza, ecc. … vi è però la mancanza di un riferimento preciso alla Coscienza.

Se ci riferiamo invece alla Tradizione orientale, e particolarmente a quella indiana “vedica”, la Coscienza riveste un fattore essenziale, anzi è l’inizio e la fine della ricerca.

Le qualificazioni (volontà, ecc..) non sono altro che sovrapposizioni alla Coscienza che è causa sui e non dipende dai cambiamenti dei contenuti (sensoriali, emotivi, sentimentali, intellettuali, …).

Le Upanisad della Tradizione Vedanta affermano:

      • L’Ātman – Brahman è pura Coscienza;
      • Il sé è Coscienza – Testimone delle condizioni sovrapposte: (compresi gli stessi veicoli-corpi di manifestazione);
      • Il Sé è essenza di pura Coscienza.

La mente e la coscienza nelle tradizioni religiose

Prof. Gianfranco Basti - Teologo, filosofo, Ordinario di Filosofia, della Natura e della Scienza. Ricercatore nel campo delle reti neurali, neuroscienze cognitive, fondamenti di logica matematica e logica filosofica.

 

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Abstract

Tutte le grandi tradizioni religiose sia orientali che occidentali danno grande importanza al tema dell’interiorità e quindi della “coscienza” che purtroppo, nella filosofia moderna occidentale da D. Hume in poi, è stata identificata con la “mente” che è invece la radice metafisica unica inconscia della coscienza intenzionale, ovvero la radice comune dell’intelletto e della volontà umane in quanto operazioni coscienti. Nell’analisi della coscienza, tutte le tradizioni religiose – quella occidentale delle tre religioni bibliche, Giudaismo, Cristianesimo e Islam, innanzitutto – convengono perciò (al di là di inevitabili confusioni linguistiche e di traduzione) nel distinguere fra “l’inoggettivabile presenza a se stessi dell’io,” in quanto distinta dall’ “oggettivabile coscienza del sé” che per definizione non catturerà mai l’io ma al massimo ciò che l’io è stato un istante prima. L’io in questo senso può definirsi come “la sistematica auto-trascendenza del sé”, tanto che in psicoterapia è fondamentale liberare il paziente dalle false “ipsazioni dell’io” in una qualche necessariamente falsa immagine di sé, che l’ambiente o l’individuo stesso si sono dati, e in cui l’io autentico è imprigionato. La stretta relazione fra l’io e l’istante presente – implicita nel definire la consapevolezza dell’io come “presenza a se stessi” in quanto distinta dalla “coscienza del sé” o autocoscienza (il “s-oggetto” è ciò che mai è riducibile a “oggetto”) –, ci aiuta a comprendere anche la distinzione e l’intima relazione fra “materia” e “spirito”, “energia” e “informazione” senza confonderli. Infatti, tanto l’io come il presente sono caratterizzati da una “sistematica elusività” (G. Ryle) perché ambedue inoggettivabili. Analogamente, Aristotele distingueva fra “continuo spaziale” fatto di parti “le-une-fuori-dalle-altre” e quindi localizzabili in un punto, e “continuo temporale” fatto di parti “le-une-dentro-le-altre” e quindi non-locali perché l’istante presente ha una natura quantica, essendo “la simultaneità dell’ultimo-del-passato con il primo-del-futuro” e quindi è incomprimibile in un punto. Sappiamo come la matematica della fisica quantistica ha abbandonato, causa il principio di indeterminazione irriducibilmente legato al tempo in tutti i fenomeni oscillatori, la rappresentazione del corpo come “punto materiale” definito sui numeri reali, facendo del “campo” e della sua natura non-locale (quantizzata) perché “strutturale”, il suo oggetto proprio. E per questo definendo il “tempo interno” di ogni sistema quantistico, come una “grandezza complessa” composta cioè da una “parte reale” verso il futuro e una “parte immaginaria” verso il passato. Ciò, fra l’altro, rende possibile la rigorosa definizione, in teoria quantistica dei campi, dell’“entropia informazionale” H (“informazione di Shannon” in teoria delle comunicazioni e “informazione di Glauber” in fisica) come persistenza nel tempo di una coerenza di fase (correlazione) a lungo raggio (“stato di Glauber” o “stato squeezed”) delle oscillazioni di campi materiali per l’azione di un campo esterno, in una condizione di bilancio energetico del sistema complessivo (= minimo dell’ “energia libera” o massimo dell’ “entropia termodinamica” S del sistema totale). In questo senso – della distinzione fra le grandezze statistiche (entropie) H e S che condividono la stessa formula di calcolo e le stesse misure di massimo e minimo, ma non sono la stessa cosa –, l’informazione nei sistemi quantistici in quanto “sistemi dissipativi”, in relazione di scambio continuo ma bilanciato (= stabili fuori dall’equilibrio), con l’ambiente, è una “grandezza fisica immateriale”, distinta sebbene intrinsecamente legata alla “grandezza fisica materiale” dell’energia (“it from bit” di J. A. Wheeler). Tornando all’io, analogamente, la sua persistenza nel tempo, è legata intrinsecamente allo scambio con un “tu” per formare dinamicamente (= stabilità fuori dall’equilibrio) un “noi”. Allo stesso tempo, perché nel dialogo interpersonale ci sia sempre qualcosa di nuovo da comunicare, occorre che esista nel profondo di ciascuna persona un “fondo incomunicabile” e “inconscio”, che nella tradizione occidentale chiamiamo “mente”. Questo fondo, per essere come lo è inoggettivabile, dev’essere dato da una “relazione trascendentale (verticale)” con un Assoluto (“Dio” per il credente) che, da una parte, è fondamento delle relazioni “orizzontali” interpersonali con altri “tu”, (il “sé di ciascuno” incluso) e della loro inesauribilità, dall’altra è il fondamento della sistematica capacità dell’io di trascendere i condizionamenti (altrimenti l’uomo sarebbe un semplice “nodo di relazioni sociali” ( L. Feuerbach)), e quindi è il fondamento metafisico ultimo della libertà e della creatività di ogni io e della stessa immortalità personale. Tale relazione trascendentale è inconsapevole e diventa consapevole solo in alcuni momenti “estatici” propri della mistica di tutte le religioni, come quando vediamo per un istante il sole dietro le nubi, anche se essendo un “centro” proprio di (e quindi comune a) ogni uomo (siamo raggi di un’unica sfera), quando rientriamo nel profondo di noi stessi, siamo per ciò stesso in relazione con l’Assoluto e quindi misteriosamente ma realmente con ogni persona...

Cfr. BASTI G., Persona, Intersoggettività, Realtà. I Tre Pilastri della Relazione di Cura. In Carere-Comes T., Montanari C. (a cura di). Atti del 5. Congresso SEPI (Society for Exploration of Psychotherapy Integration)-Italia: “Psicoterapia e Counseling: Comunanze e differenze”, Roma 2 giugno 2012. ASPIC Edizioni scientifiche, Roma 2013, pp. 59-107 (disponibile online). Traduzione parziale in tedesco: BASTI G., Therapiebeziehung und Duale Philosophie des Geistes. Psychotherapie-Wissenschaft, 2020, 10(1), pp. 37-43. doi:10.30820/1664-9583-2020-1-37


Il lato oscuro e il lato luminoso della coscienza

Prof.ssa Giuliana Conforto - Si è occupata di astrofisica e geofisica. Ha spaziato su varie discipline scientifiche e fondato una nuova scienza che comprende la co-scienza dell’osservatore: la Fisica Organica che collega le osservazioni scientifiche agli effetti sul corpo e la psiche dell'essere umano, già suggeriti da miti e saggi della storia, quali Socrate, Pitagora, Giordano Bruno, etc. Ha insegnato Meccanica Analitica all’Universidad de Los Andes, in Venezuela, e all’Università di Calabria, poi fisica quantica all’Università dell’Aquila e fisica classica nelle scuole superiori.

 

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Abstract

Il titolo del mio intervento appare fantascienza, ma fatti e scoperte recenti mostrano che è anche scienza e non solo. È pure un'antica sapienza che si è espressa nell'arte e nella musica, in filosofie eretiche e religioni ortodosse, antiche filosofie e scoperte recenti, anzi recentissime. Dal Big Bang alla coscienza?

Forse dalla Coscienza al Big Bounch, il gran rimbalzo che ci consente di invertire la rotta. Fatti ora osservati, premiati con il Nobel, ma poco diffusi mostrano un'improvvisa accelerazione dell'espansione universale. Il fatto smentisce il credo nella gravitazione universale, il cardine della meccanica classica. I miti narrano di Prometeo, che voleva donare il Fuoco agli uomini, e dell'antica Gigontamachia, la lotta tra gli dei e giganti all'epoca vinta dai primi. Nel Rinascimento Giordano Bruno annuncia la nuova gigantomachia ed è ciò che i che stiamo vivendo. Un Fuoco che non brucia ma è capace di animare i nuclei delle molecole organiche

che compongono gli organismi, è stato previsto teoricamente e osservato sperimentalmente al CERN circa 50 anni fa. Potrebbe coincidere con l'altra LUCE citata da grandi saggi e poeti, oltre che da antichi miti.

Una e trina, eterna e onnipresente, questa Luce è trasmessa da tre tipi di bosoni (W+, Z, W-) e chiamata Elettrodebole, perché è la sintesi di due forze, prima considerate divise: elettromagnetica e debole. Il lato luminoso - il flusso dei bosoni neutri Z - è privo di carica, esente dal bipolarismo legato all'elettricità, ma capace di "scendere dalle stelle alle stalle", da moti velocissimi, invisibili con gli occhi umani, ma osservati ora alte energie, moti che possono essere sensibili e anche legati ai moti del sangue, cioè alle emo-zioni.

Siamo gli unici mammiferi eretti in modo stabile, se vogliamo e se siamo svegli, ma non quando dormiamo. Abbiamo una visione limitata, interpretata dalla mente grigia, "educata" a dividere la luce dalle tenebre, ciò che vediamo da ciò che sentiamo: le emozioni appunto. Una Mente Sorella discerne il cielo dall'inferno, per Giordano Bruno che propone una diversa evoluzione. Dal Fuoco all'Aria, dall'Aria all'Acqua, Dall'Acqua alla Terra, cioè una serie di cadute, transiti da frequenze molto elevate, a quelle più basse che osserviamo.

È la celebre caduta, forse la volontà di nascere in un straordinario GIOCO COSMICO per "seguir virtute e canoscenza" come scrive Dante.1 La Mente Sorella può essere la materia Bianca del nostro cervello, capace di cogliere gli attimi fuggenti perché molto più veloce di quella grigia, disposta a collegare psicologia e fisica quantica, infine considerare l'entanglement che coinvolge il piccolo, il grande e tutti noi osservatori.2

Centomila nuclei galattici si muovono con le stesse velocità malgrado siamo distanti miliardi di anni-luce tra loro. L'unità riguarda le velocità, non lo spazio-tempo in 4D - l'arena di un paradigma ora al tramonto. La realtà reale è lo spazio dei movimenti, già noti alla fisica classica e a quella quantica.3 Lo spazio-tempo è il film olografico trasmesso dal campo elettromagnetico, lo stesso usato per le comunicazioni sulla Terra e suggerito all'epoca da Platone con il "mito della caverna".

La novità è che la caverna platonica può essere la magnetosfera terrestre entro cui siamo immersi e che ha la forma di una mela, simbolo del "peccato originale", per la Bibbia. La "mela" è ora perlustrata da migliaia di sonde spaziali che notano fatti insoliti. La sua intensità decresce a ritmi crescenti tanto da preoccupare chi lo considera un0 scudo protettivo dai "pericolosi" raggi cosmici. Sono davvero tali? Non è affatto detto.4

L'Autore primo della mela - la magnetosfera terrestre - è il Cuore Cristallino al centro della Terra, di cui la geofisica riconosce i moti indipendenti dal resto del pianeta e anche l'esistenza di un altro piccolo cuore al suo centro che gira in senso opposto..5 Nessuno alzerà gli occhi al cielo, prevede Giordano Bruno, si renderà conto che il cielo sta cambiando con grande celerità e che l'inversione della mela o meglio della sua polarità magnetica è imminente. Già avvenuta altre volte, è registrata nelle rocce magnetiche, che i geologi sono capaci di datare, e non è collegata a catastrofi; implica un breve periodo di buio - forse i tre giorni annunciati dalle profezie e seguiti dalla Rivelazione: "un altro cielo e un'altra Terra appariranno".

Ora si può capire perché: la mela, la magnetosfera terrestre, ha nascosto la realtà reale e mostrato una realtà virtuale - una TV olografica - simile a una caverna, proprio come la descriveva Platone.6

L'ipotesi presume l'esistenza di esseri giganti, capaci di creare una simile TV e di spiegare la lotta con gli dei falsi e bugiardi, le idee tuttora dominanti, il credo che la realtà sia ciò che si vede tramite la luce elettromagnetica. Ora le osservazioni spaziali in EUV (Estremo Ultra- Violetto), osservano un'altra TERRA 4-5 volte più vasta di quella sferica visibile: composta di plasma e chiamata plasmasfera, l'altra Terra ha la forma di un Bambino Gigante.

E la relazione tra noi, piccoli umani, e il Bambino Gigante? Forse siamo parte del Suo corpo, le Sue cellule T - linfociti - capaci di discernere ciò che fa male da ciò che fa bene al Bambino.

Non c'è distanza tra le due Terre, ora osservate, c'è distinzione tra due diversi generi di materia; quella visibile è fatta di atomi e quella del Bambino di plasma che, per sua natura, ha moti coerenti in tutta la Sua vastità, non ha confini, ma tempi diversi.

Essendo fluida la Plasmasfera compie un intero giro su se stessa con tempi variabili tra le 25 e le 27 ore.

La Via, che ci unisce alla Plasmasfera, è il Cuore Cristallino al centro della terra, la fonte dell'Altra Luce che ci anima dentro e non si vede fuori. É stata scoperta circa 50 anni fa ed è tuttora ignorata da molti "esperti". Eppure l'Altra Luce può animare tutte le cellule del nostro corpo, anche quel plasma che è il nostro sangue, provocare la vaso dilatazione e/o la vaso costrizione del nostro sistema sanguigno, la prima legata alla comunione e alla felicità, la seconda alla divisione e alla paura. Ed ecco il classico gioco dell'impero - divide et impera - e la scelta profonda di fronte alla quale siamo tutti, cioè se temere la morte, comunque inevitabile, o comprendere che la Vita move e lega infiniti mondi intelligenti, non osservati, ma calcolati.

Se la Vita è la LUCE che la fisica chiama "Elettrodebole", usare il Suo lato luminoso - il flussso molto veloce e copioso dei bosoni Z, è percorrere la Via verso l'eternità comprendere che siamo dotati non solo del corpo fisico visibile, ma anche di altri corpi, invisibili e reali, partecipi di mondi composti di particelle ora tutte scoperte in laboratorio. Possiamo anche capire perché combattere il lato oscuro, il campo nucleare forte, è inutile per il semplice fatto, ormai provato che la lotta lo rende più forte.1,2

Usare, invece, il lato luminoso, è ritrovare l'armonia perduta, la Musica non udita, sempre percepita come unità, amore, Intelligenza vera, la saggezza espressa da tanti saggi, tra cui Pitagora: la realtà è composta di Geometria e Musica, forme e funzioni. Il nostro corpo può sentire gli effetti co-moventi dell'Altra Luce, ma la nostra mente è "educata" a ignorare la Sua esistenza, si lascia ingannare dal lato oscuro, il creatore della luce elettromagnetica che affascina la nostra vista e consente le osservazioni scientifiche. Forse non a caso saggi e poeti erano ciechi, sensibili all'Altra Luce - la Musica che anima. Prometeo, il gigante che voleva donare il Fuoco agli uomini e per questo incatenato a una roccia fu poi liberato dallo stesso Giove per chiedergli una profezia. Prometeo è colui che vede prima, cioè prevede il futuro annunciò la nascita di una1 nuova generazione capace di comprendere gli infiniti mondi intelligenti.

Previsti a suo tempo da Giordano Bruno, sono ora calcolati e illustrati da Roger Penrose premio Nobel per la fisica, nel 2020. L'antica caduta prevede un'ascesa, il Risveglio dal lungo sonno in cui è caduta la nostra mente grigia. Abbiamo però una Mente Bianca che possiamo usare per compiere il salto all'iperspazio.1

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  1. Vedi il mio libro Il Risveglio e il Gioco Cosmico dell'Uomo, pubblicato da unoEditori, settembre
  2. L'englement è l'accoppiamento tra i movimenti che, una volta instaurato, si mantiene anche a distanze
  3. Lo spazio dei momenti fu introdotto da W.R. Hamilton (1805-1865) che propose anche una concezione nuova delle particelle elementari, non "palline" bensì quaternioni, poi chiamati spinori dalla fisica quantica e usati abilmente da E.
  4. Vedi il mio articolo Verso un nuovo sapore della Vita scaricabile dal mio sito.
  5. Ciò conferma la visione di Dante quando ammira gli spiriti beati che ruotano in versi opposti, intorno all'eterno immobile. Vedi su Youtube, il mio video Universo Organico e l'evoluzione umana
  6. Le ombre, proiettate sulle pareti della caverna, sono ologrammi e, le pareti, i fotoni abbaglianti creati dalla due

Pauli e Jung: tra fisica e psicologia, tra materia e psiche

Prof. Silvano Tagliagambe - Professore emerito di Filosofia della scienza - Università di Sassari.

 

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Abstract

Il dialogo tra Pauli e Jung, concretizzatosi nel loro prolungato carteggio, offre molteplici motivi di interesse per quanto riguarda l’incontro tra fisica e psicologia. I concetti nodali della psicologia analitica ne escono approfonditi e arricchiti, grazie al loro inserimento in una prospettiva generale che tiene adeguatamente conto degli sviluppi più significativi della ricerca scientifica, e in particolare della meccanica quantistica. Applicando l’entanglement quantistico e la logica, che ne consegue, di unico sistema – sistema in entanglement – alla coppia cervello-ambiente ne consegue che non si può parlare, genericamente, di ambiente, ma occorre riferirsi a quello specifico ambiente che è in costante accoppiamento strutturale con il nostro cervello, al punto da dover essere concepito e descritto come il ‘doppio’ di esso. Di conseguenza quella che noi chiamiamo ‘coscienza’ risulta in realtà non un qualcosa che accade dentro di noi, nella nostra scatola cranica, ma un processo complesso, dinamico e aperto che deriva dalla co-esistenza e dalla co-evoluzione del sistema corpo-cervello con l’ambiente-mondo e viceversa, in linea con l’affermazione della necessità, evidenziata a sua tempo da Popper, “di assumere la ‘mente’ non come sede di processi psicofisiologici o come teatro in cui si agitano credenze, desideri, emozioni, bensì come agente produttore di conoscenze e teorie. Proprio per questa ragione va affermata con decisione e salvaguardata, la sua autonomia rispetto al cervello: “ciò che può chiamarsi il secondo mondo - il mondo della mente - diventa, a livello umano, sempre di più l’anello di congiunzione tra il primo e il terzo mondo: tutte le nostre azioni nel primo mondo sono influenzate dal modo in cui noi afferriamo il terzo mondo a opera del nostro secondo mondo”. La mente è dunque “una tipica realtà di confine, un’‘interfaccia’ tra due mondi radicalmente differenti, quello fisico e quello della conoscenza, in tutte le sue manifestazioni, da studiare come organo di adattamento, quindi dal punto di vista della sua funzione adattativa e dei suoi prodotti, e non soltanto, o tanto, da quello dei processi che si svolgono all’interno di essa. Ne scaturisce una diversa valutazione dell’intenzionalità, che non può più essere considerata la secrezione del cervello (come dice Searle), in quanto suo attributo originario e intrinseco, né un attributo e prodotto dei processi psichici, come originario ‘linguaggio del pensiero’ secondo quanto proponeva Fodor. Essa è invece ciò che àncora la soggettività al mondo 3 della conoscenza oggettiva e fa emergere la razionalità non come un attributo mentale, ma come un valore oggettivo legato al nostro rapporto con l’ambiente e alla capacità dei processi mentali di afferrarne le caratteristiche strutturali e i principi che ne regolano la dinamica”.


Chiusura prima giornata


Apertura seconda giornata


Dalla cellula all’IO: baedeker di un embriologo alla scoperta della coscienza

Prof. Gianfranco Tajana - Già Ordinario di Istologia ed Embriologia generale e di Anatomia Umana Gianfranco Tajana è un indagatore del “perché” delle “forme” e di come queste si costruiscono e si mantengano nel tempo e nello spazio.

 

Abstract

La neurogenesi, dallo zigote al cervello, è il risultato sintetico di un modello di sviluppo epigenetico conservatosi nel corso dell’evoluzione naturale. I meccanismi epigenetici che ne regolano lo sviluppo, sono capaci di tradurre il suo codice genetico in forme e funzioni che persisteranno nel cervello come “modelli” di processi mentali. I nostri processi cognitivi sono pertanto “una replica” delle tendenze embrionali acquisite, connaturate nello sviluppo, modelli fondamentali che si riesprimono durante la percezione o il pensiero. Il nostro cervello, prima di pensare, riflette.

Lo stesso linguaggio è una prerogativa istintiva del corredo biologico del nostro cervello, lungi dall’essere un artefatto culturale, Il linguaggio fa parte di un mondo indipendente formato da rappresentazioni mentali che agiscono da intermediarie tra il soggetto che osserva e gli oggetti osservati come descritto dal realismo diretto di Jerry Fodor e Steven Pinker. La stessa struttura della mente tuttavia non è un circuito stampato che produce funzioni, ma è piuttosto un'attività ricorrente che si attualizza nel comportamento. La conoscenza è una modalità di crescita che viene trasferita dall'embrione alla vita adulta. Mentre la morfogenesi embrionale definisce la struttura della forme, quella fetale predispone le funzioni future.

La nostra esistenza non inizia alla nascita ma al concepimento, e probabilmente ancora prima. Quello che accade durante 280 giorni nell'ambiente intrauterino produrrà effetti duraturi sulla nostra salute e condizionerà il nostro destino. La neuro-epigenetica, costituisce l’interfaccia naturale tra genoma ed influenze ambientali, grazie ai suoi molteplici meccanismi determina alterazioni nella funzione neuronale modificandone la struttura attraverso la plasticità delle sue reti sinaptiche.

Gli stessi processi epigenetici intervengono nella formazione e nel consolidamento della memoria e aiutano a trasmettere le esperienze acquisite attraverso le generazioni con modalità lamarchiane. Grazie alla sua neuro-plasticità il cervello adulto può formare sempre nuove connessioni sinaptiche, ma può anche rimuovere interi circuiti neuronali come risposta all'apprendimento anche in età avanzata.

Le interazioni tra l'organismo e l'ambiente generano cascate di espressione genica, sintesi proteica, neurogenesi e guarigione che operano tramite i principi darwiniani di variazione naturale e selezione a tutti i livelli, dal genomico molecolare agli stati soggettivi di coscienza. La neuroplasticità e la genomica psicosociale possiedono i meccanismi attraverso i quali le forze psicosociali modellano la neurobiologia. Lo stress psicosociale può determinare attraverso uno splicing alternativo di tratti del genoma che contengono una particolare classe di geni, identificati come geni attività o esperienza-dipendenti, possono modulare funzioni complesse della fisiologia e della psicologia.

La genomica psico-sociale e culturale ci indica come esperienze soggettive della coscienza umana, la nostra stessa percezione del libero arbitrio, il nostro comportamento e le dinamiche sociali che viviamo possono modulare l’espressione genica e viceversa nel bene e nel male attraverso il controllo epigenetico dei meccanismi di trascrizione. La genomica psicosociale traccia dei sentieri di comunicazione circolari che connettono l’ambiente l’espressione genica, il corpo, la mente e lo spirito.

La coscienza scaturisce dalla integrazione tra l’ambiente, la cultura, l’espressione genica attività-dipendente e una sorprendente sintesi proteica continua. In altre parole l'attività del nostro genoma può essere modificata dai segnali psicosociali provenienti dall'ambiente, dalla cultura, dall'apprendimento e dalla motivazione. La genomica psicosociale sta cominciando a fare intravedere possibili spiegazioni al problema filosofico cartesiano mente-corpo.

La mia presentazione partirà dalla tripartizione ontologica della "teoria dei tre mondi" di Popper ed Eccles: il "Mondo 1" è composto dagli oggetti fisici e dai fatti naturali, il "Mondo 2" dagli stati di coscienza soggettivi e il "Mondo 3” dai contenuti del pensiero, ossia le teorie. Dal mondo fisico emerge la vita cosciente, e da essa il regno della conoscenza e della cultura. Cervello e mente sono connessi tramite campi di probabilità quantistica.

Seguirò quattro percorsi:

Percorso 1: Dal The self and its brain di Popper ed Eccles, attraverso Ghost in the machine di Gilbert Ryle fino alla Genidentità di Kurt Lewin.

Percorso 2: I tentativi di identificare le sedi anatomiche della coscienza: dalla mente bicamerale di Julian Janes alla neuroimaging funzionale .

Percorso 3: La Neurodinamica Quantistica di Roger Penrose dalla Orch OR' theory (Orchestred objective reduction) alla Neuroquantology.

Percorso 4: Dai meccanismi diafonici della neuroepigenetica embrionale al trasferimento trans-generazionale della coscienza.


Emozioni e coscienza nel bambino, sulle spalle dei giganti: Montessori, Piaget, Vygotskij

Prof.ssa Daniela Lucangeli - Psicologa. Professore ordinario di Psicologia dello sviluppo - Università di Padova. Nell'ambito delle sue ricerche si occupa di apprendimento e neurosviluppo.

 

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Abstract

L’emozione ha una grande influenza sul comportamento cognitivo, è il grande decisore perché è più potente del sistema cognitivo. Non possiamo controllare tutti i nostri comportamenti con la mente, perché le emozioni positive e negative prendono il sopravvento. Paura, senso di colpa, ansia incidono sulle capacità di apprendimento e con il tempo si può dimenticare ciò che si è imparato, perché la mente tende a fuggire dalle esperienze e dai ricordi dolorosi. È necessario superare il cortocircuito emozionale, neutralizzare le emozioni negative (es. paura e sensi di colpa).


Come rivedere le registrazioni del convegno?


Dalle molecole alla coscienza

Prof. Ernesto Burgio - Medico Pediatra, esperto di epigenetica e biologia molecolare. Membro di importanti istituti e società scientifiche, tra cui: ECERI - Istituto Europeo di Ricerca su Cancro e Ambiente (Bruxelles); ARTAC - Associazione di Ricerca per Terapie Anticancro (Parigi).

 

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Abstract

Nel sentire comune (ma anche nell’ambito del modello scientifico dominante) il cosmo è essenzialmente materia/energia; la vita è comparsa casualmente sul pianeta terra ed evolve per minime variazioni casuali.. promosse dalla cosiddetta selezione naturale (neodarwinismo); la coscienza è proprietà emergente della materia (del cervello). Anche le civiltà e le grandi opere umane sono, in ultima analisi, il prodotto di queste coincidenze fortuite e non è detto (anzi è altamente improbabile) che esistano vita e coscienza simili a quelle che si sono sviluppate sulla terra nel resto del cosmo. In sintesi , secondo il modello scientifico oggi dominante, su un piccolo pianeta di un sistema stellare tra > 100 miliardi di sistemi stellari vorticanti all'interno di una galassia tra > 100 miliardi di galassie si sarebbero casualmente formati organismi in grado di evolvere e, di conseguenza, forme di coscienza in grado di riflettere su se stesse e sul cosmo, di comunicare tra loro, di creare civiltà e opere complesse. A noi questa rappresentazione appare alquanto improbabile.


L’arte: sottile fil rouge tra mente e spirito. Il TAO, sincronia tra civiltà e forme di pensiero.

Dr. Franco Cracolici - Medico Filosofo – Presidente FISTQ – Vice Presidente FISA – Fondatore e Presidente La Compagnia del Tao – Direttivo SIPNEI Nazionale.

 

Abstract

La relazione prende in considerazione l’importanza del logos, il nesso, che rappresenta l’antico modo di osservare l’interdipendenza delle cose. Sia che si tratti del dominio dell’arte, che dell’antica filosofia connessa al Tao è la rete, e la sua comprensione che implica la visione di un’unità consapevole delle trame dell’esistenza. L’uomo, immerso tra biochimica e biofisica è il luogo di risonanza tra natura e tecnologia, e la connessione tra queste ultime è semplicemente legata alla libera facoltà della scelta (il Tao) da seguire. Si rievoca come l’arte possa essere un esempio della fusione armonica tra il nostro mondo ancestrale e la proiezione del futuro. Il grande teatro della memoria: arte, cervello e coscienza attraverso l’osservazione di grandi opere d'arte di artisti quali Lorenzo Lotto, Dosso Dossi, Hieronymus Bosch, Albrecht Dürer e Giovanni Bellini.


Rientro dalla pausa pranzo


La scala tra Terra e Cielo: i livelli dell’essere e della coscienza nell’antropologia e nella storia delle religioni

Prof. Guidalberto Bormolini - Monaco e sacerdote in una comunità di meditazione cristiana; laureato alla Pontificia Università Gregoriana e specializzato in Antropologia Teologica. Docente al Master “Death Studies & the End of Life” dell’Università di Padova.

 

Abstract

Il problema della coscienza è un problema complesso, il termine stesso è adoperato con significati differenti in molti contesti, da quello etico (Obiezione di coscienza, il primato della coscienza…) a quello psicologico fino ad aspetti più fisici, neurologici. Ma in realtà la riflessione sulla coscienze posta sin dai tempi più antichi e principalmente nell’ambito della spiritualità.

Nell’antropologia e nella storia delle religioni si trova un concetto abbastanza universale: l’essere ha tanti livelli ed occorre la pratica della “vita interiore” per coglierne man mano la realtà più profonda. Alla vita interiore si è introdotti con la preghiera, i metodi meditativi e le pratiche di interiorizzazione, e solo così la vera realtà di sé stessi e del mondo inizia ad essere percepibile senza farsi ingannare dalle apparenze.

La realtà della coscienza è unitaria, ma si differenzia in vari e distinti livelli sia a livello antropologico che cosmologico. Le modalità con cui le tradizioni arcaiche rappresentano tale visione sono lievemente differenti a seconda delle culture e delle aree geografiche, ma accomunate da una stessa idea: la realtà della coscienza non è immediatamente visibile, c’è un oltre, una profondità dell’essere che va scoperta. Anche il cristianesimo riconosce questa sapienza, ma ritiene che l’incontro pieno con la Coscienza sia dono di Grazia ed incontro con una Persona divina.


La meditazione: un percorso verso i profondi stati di coscienza

Lama Michel Rinpoche - A 12 anni in India, nel monastero buddhista Sepe studia gli insegnamenti del Buddhismo e la filosofia tibetana; allievo del Maestro Lama Gangchen, da poco scomparso.

 


Le espressioni non ordinarie della coscienza: tra scienza e pregiudizio

Prof. Enrico Facco - Specialista in Anestesiologia e Rianimazione e in Neurologia, Senior Professor presso l’Università degli Studi di Padova. Esperto in terapia del dolore, agopuntura e ipnosi clinica.

Verso il 2° Convegno Nazionale sul Mistero della Coscienza: Coscienza, genio e follia

Avete sentito di quell’uomo folle che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: Cerco Dio! Cerco Dio!»? [...] L’uomo folle balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: «Dove se n’è andato Dio?» gridò «ve lo voglio dire! L’abbiamo ucciso - voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! [...] Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini?

Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino a oggi si è dissanguato sotto i nostri coltelli - chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo lavarci?» E' difficile ascoltare ancora oggi, forse soprattutto oggi senza emozionarsi queste parole piene di angoscia lanciate da una delle coscienze più profonde e tormentate della storia umana, appena prima di scendere e sprofondare nel Maelström della follia.

 

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Abstract

Le espressioni non ordinarie della coscienza, o espressioni non ordinarie della mente (NOME), sono un argomento interdisciplinare di grande complessità e dotato di profonde implicazioni epistemologiche. Le esperienze inspiegabili e gli incontri con lo “Sconosciuto” hanno infatti affascinato filosofi, artisti, scienziati e i popoli fin dalla preistoria in tutte le culture con profondi effetti sulla Weltanschauung (visione del mondo) e la spiritualità dell’intera umanità.

Nel Rinascimento il pensiero filosofico europeo si articolava tra la dominante visione cristiana e altre correnti di pensiero (come ad es. il neoplatonismo e l’alchimia) nel tentativo di ampliare la visione del mondo oltre i limiti della dottrina della Chiesa. In questo straordinario clima culturale è emersa la visione rinascimentale dell’eroe, della più elevata auto-realizzazione dell’uomo attivo che con la volontà e l’intelletto può divorare la sua natura bestiale. Tra gli uomini di scienza Keplero redigeva oroscopi, mentre Newton si dedicò per circa 25 anni allo studio dell’alchimia, ritenendo parziale la spiegazione meccanicista cartesiana del mondo. Gerardus Dorneus, grande alchimista del XVI secolo sosteneva l’importanza dello studio della mente e la necessità di superare le scissioni e le dualità apparenti prodotte dalla metafisica dominante.

Nel XVII secolo le nuove scienze sono nate come prodotto di compromesso politico con la Chiesa, che reclamava la competenza esclusiva sull’anima (coscienza). Il dualismo radicale di Cartesio è stato dunque un espediente metafisico strumentale a questo compromesso, ma il suo fondamento è quanto meno discutibile: infatti anima e corpo sono inscindibilmente unite in vivo e non possono essere ridotte a una mera questione astratta di contraddizione logica decisa a priori. Il pensiero scientifico post-cartesiano, costitutivamente limitato alla sola res extensa, è sfociato poi nel positivismo e nel monismo materialista; la coscienza, della quale solo i fisici quantistici si sono occupati seriamente nel XX secolo, è stata negata a priori dal materialismo perché apparentemente incompatibile con gli assiomi da esso adottati.

L’approccio positivista-materialista dominante in medicina ha finito per riunire sotto lo stesso concetto di stato alterato della coscienza (ASC) sia le sue manifestazioni patologiche sia quelle fisiologiche e cognitivamente valide (come ipnosi e meditazione) insinuandovi implicitamente un’aura di anormalità, di un minus rispetto alla coscienza ordinaria. Il concetto di NOME è stato recentemente introdotto per superare il concetto di ASC e definire le espressioni non ordinarie ma fisiologiche della coscienza evidenziando la natura epistemologica del problema, ossia la loro deviazione dalla Weltanschauung adottata.

Il problema era stato già definito in modo emblematico da William James all’inizio del secolo scorso: “La nostra coscienza ordinaria non è altro che un tipo particolare di coscienza… mentre tutto ciò che la riguarda comprende forme potenziali di coscienza interamente differenti… Nessun resoconto dell’universo nella sua totalità può essere definitivo se non considera queste altre forme di coscienza”.

La fenomenologia delle NOME costituisce dunque una sfida al paradigma attualmente dominante nelle neuro-scienze; essa ripropone l’enigma irrisolto della relazione mente-cervello-corpo-realtà e il problema della conoscenza, nella dialettica credenza-verità e realtà-illusione.


Tavola rotonda e dibattito

 


Chiusura convegno e saluti finali

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