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Dolore silente: memorie senza ricordo

Prof.ssa Daniela Lucangeli - Psicologa. Professore ordinario di Psicologia dello sviluppo - Università di Padova. Nell'ambito delle sue ricerche si occupa di apprendimento e neurosviluppo<(p>

 

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Abstract

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi; la loro funzione ha una valenza evolutiva e consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo.

La letteratura scientifica tende a separare il concetto di “emotion” (emozione, dal latino: e- movere= muovere fuori), riferito al l’attivazione fisiologica del corpo, da quello di “feeling” (sentimento, etimologia: dalla parola sentire) utilizzato per indicare l’elaborazione psicologica connessa all’emozione (Berridge, 2018). Questi due aspetti delle emozioni sono comunque intrinsecamente interconnessi. Sarebbe un errore considerare l’attivazione fisiologica come processo esclusivamente inconscio e il processamento psicologico come processo completamente cosciente. La loro attivazione è connessa a scopi a lungo termine all’interno del contesto sociale e sono legate ad aree cerebrali filogeneticamente più evolute quali la corteccia prefrontale mediale (Gilead et al 2016).

Ma cosa è il dolore e chi sente il dolore? Lo sentiamo e percepiamo tutti noi, sappiamo bene che pizzicando una parte del corpo il dolore non viene percepito solo quella parte, ma dal nostro noi Intero. L’informazione del dolore è un flusso in cui tutto l’organismo vivente si mette in azione per rispondere su ciò che sta dolendo, cioè avvertendo che l’intero Sé è messo in pericolo da un certo stimolo. Il dolore è il mezzo per cui il nostro Sé ci informa attraverso l’attivazione di meccanismi biologici, psicologici e sociali che qualcosa ci duole.

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